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Angiolo Pasqui: un errore di gioventù

Auteur Francesca Paola Porten Palange
Publié dans Quaderni Ticinesi, Volume XXXVII (2008)
Ticino Notebooks
Pages 201-214 (14 pages)
Numéro
N#
L219553
 

Résumé

La ceramica aretina è il tema di Francesca Paola Porten Palange che, quest’anno, ci propone una ricerca singolare volta a far luce sul falsario di matrici e punzoni aretini di fine ‘800 e inizi ‘900 che, per la qualità del suo operato, riuscì a ingannare illustri specialisti e musei (la collezione Loeb a Monaco di Baviera, il Museum of Fine Art di Boston e il Metropolitan di NY!) nonché a sviare per lungo tempo la ricerca nel settore. Sulla base dello studio dei movimenti del materiale e dei personaggi che se ne occuparono l’autrice arriva ad identificare nel “cattivo” l’archeologo aretino Angiolo Pasqui, studioso di tutto rispetto che occupò posti di prestigio anche nell’amministrazione statale. Non si tratta, per la Porten-Palange, di infangare un personaggio che fu tra i più illustri nell’archeologia aretina, bensì di togliere una volta per tutte questo materiale dal corpus aretino, considerando come errore di gioventù l’operato del Pasqui. Quest’ultimo, con ogni probabilità, li aveva realizzati a scopo di studio per ricostruire le tecniche di produzione, ma il fratello Ubaldo, forse per rivalità e invidia a livello famigliare, li vendette dopo la sua morte (1916) in Germania e negli Stati Uniti – favorito dalle difficoltà economiche della vedova Pasqui - e li fece pubblicare come veri. Angiolo Pasqui, dunque, è involontario colpevole e il Museo di Arezzo, chiarito questo equivoco, rimane centro indiscusso per la ricerca su questa grande produzione ceramica.

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