Il contributo di Ermanno Alessio Arslan rotea intorno al luogo più sacro della cristianità cattolica, l’altare papale nella Basilica di San Pietro in Vaticano, lì dove è nascosto il sepolcro dell’Apostolo che fu anche il primo Papa. La tradizione della presenza delle ossa di Pietro in quel luogo è millenaria e risale all’imperatore Costantino che vi fece costruire intorno una splendida basilica, sostituita dall’attuale solo dopo 12 secoli. Precocemente, anche se non si sa da quando, il sepolcro fu oggetto di culto e meta di pellegrini da tutta Europa che, al loro passaggio, deponevano oppure – a dipendenza da quanto vicino potevano arrivare al sepolcro - “gettavano” una moneta di valore simbolico, secondo un rituale giudaico tipico della sinagoga. Di queste monete, che dovettero essere milioni, ne sono state recuperate 1900 durante gli scavi, mentre le altre furono requisite giorno per giorno dagli addetti alla Basilica e consegnate al Papa. Sfuggivano dunque alla raccolta solo quelle monete dissimulate in qualche frattura del sepolcro oppure quelle che cadevano tanto vicine alle ossa del santo da non venir più toccate in seguito. Con la creazione nell’VIII sec. di un imponente vestibolo davanti alla Confessione fu impossibile – per i pellegrini comuni – avvicinarsi veramente alla nicchia con il sepolcro. Tra i pochi privilegiati che poterono farlo ci fu, secondo l’ingegnosa ricostruzione di Arslan, anche Carlo Magno re dei Franchi e dei Longobardi in persona, come testimonia, oltre alle fonti scritte, soprattutto un tremisse in oro di Lucca emesso tra il 774-781 d.C. Questa è l’unica moneta d’oro del complesso, anche altrimenti rarissima ed era di certo ben più di testimonianza del pellegrinaggio: non ancora imperatore ma già ben legato al Papato, Carlo scese in Italia nel 781 d.C. per la seconda volta e a Roma, dopo aver fatto pellegrinaggio di persona al sepolcro di Pietro, fece battezzare da Papa Adriano I il figlio Carlomanno. La deposizione personale del tremisse nel luogo più sacro della cristianità aveva quindi premesse ideologiche di ampia portata che preannunciano l’incoronazione a imperatore romano d’Occidente.